WILDLIFE DETECTION DOG

L’impiego di cani da rilevamento per la conservazione della fauna selvatica risale al 1890 in Nuova Zelanda dove vennero impiegati per il rilevamento di Apteryx spp. e Strigops habroptilus. La prima pubblicazione scientifica risale al 1930 ed il primo libro al 1938.

Inizialmente utilizzati per il monitoraggio di uccelli nel loro ambiente naturale, quelli che oggi vengono chiamati Wildlife Detection Dog (o anche Conservation Detection Dog) vengono impiegati per il rilevamento ed il monitoraggio relativi a numerosissimi taxa, per la ricerca di carcasse di uccelli e pipistrelli in prossimità di parchi eolici e linee elettriche o di carcasse di animali avvelenati, per il ritrovamento di esche avvelenate, per la ricerca di feci, tane, nidi, patogeni e molto altro.

Ad oggi è disponibile documentazione relativa all’impiego di WDD proveniente da 62 Paesi distribuiti in tutti i continenti, ad eccezione dell’Antartide, in merito al monitoraggio di 408 specie animali, 42 specie di piante, 26 specie di funghi e 6 di batteri, con l’impiego di cani appartenenti a 108 razze riconosciute dalla FCI e di 20 non riconosciute (Grimm-Seyfarth et al. 2021).

Quasi l’85% dei casi è relativo allo studio di animali, la maggior parte dei quali mammiferi, con ben 102 casi riferibili a mustelidi, descritti in 72 pubblicazioni scientifiche.

Il 25% degli studi è riconducibile ai cosiddetti Scat Detection Dogs, che lavorano sull’odore target di feci, urine e secrezioni ghiandolari.

Oltre 540 studi recenti (oltre l’88% di quelli che fanno una comparazione tra diverse tecniche di indagine) dimostrano che l’impiego di cani da rilevamento costituisce il più performante tra i metodi attualmente utilizzati per il monitoraggio di animali e piante selvatiche e che la progressiva diffusione dell’impiego di WDD a livello planetario rappresenta una importante opportunità per lo studio e per la conservazione della biodiversità, con particolare riferimento a specie rare, elusive, notturne e caratterizzate da una importante mobilità (Beebe et al., 2016; Grimm-Seyfarth et al., 2021; Harrison, 2006; Long et al., 2007; Smith et al., 2001).

In particolare, emerge che nella ricerca di escrementi di Lontra l’uso di WDD risulta essere 4 volte più performante rispetto alla ricerca effettuata dai ricercatori (Grimm-Seyfarth & Klenke, 2018; Grimm-Seyfarth et al., 2019; Long & MacKay, 2012).

 

OTTER DETECTION DOG (ODD)

In Europa, sono sempre più numerose le esperienze di monitoraggio delle popolazioni di Lontra mediante l’impiego di ODD, soprattutto in Germania (Grimm-Seyfarth et al., 2019), in Sassonia e in Baviera, e nel Regno Unito (Conservation K9 Consultancy), ma anche in Svizzera (Karp et al., 2018) e in Austria, dalle quali emerge un importante contributo offerto dai cani per il monitoraggio della specie, ancora più evidente nelle aree di nuovo insediamento nelle quali la specie è presente con basse densità.

 

X-PLORER ACADEMY è un riferimento nazionale nel campo della preparazione, gestione e conduzione di cani da rilevamento di sostanze. Qualsiasi materiale caratterizzato da un odore può essere il target di un percorso di formazione mirato ad individuarlo in qualsiasi ambiente esso si trovi.

X-PLORER ACADEMY è in grado di preparare i propri cani per il monitoraggio della specie in oggetto (ma anche di altre specie individuando escrementi, peli, carcasse, animali vivi, uova, larve, adulti, oppure esche avvelenate) oppure di selezionare e preparare nuovi cani futuri Otter Detection Dog e di formare nuovi conduttori, in funzione di progetti di ricerca attivi o in via di attivazione a livello locale.

Tenuto conto dello straordinario interesse che suscita il coinvolgimento dei cani in ogni ambito della nostra vita, nel settore della conservazione della natura la collaborazione con X-PLORER ACADEMY può costituire un’occasione importante anche nell’ambito della comunicazione grazie all’impiego di questi straordinari animali, esito dinamico di una coevoluzione millenaria con l’Uomo, per la tutela di specie minacciate.

In questo senso, i cani costituiscono una importante occasione anche per parlare con un ampio pubblico di specie selvatiche caratterizzate da uno status di conservazione sfavorevole ma poco conosciute o poco affascinanti, difficili da valorizzare nella comunicazione rivolta ad un pubblico di non addetti ai lavori. 

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